Oggi vorrei segnalare un buon libro per tutti gli studenti di Giapponese.
Come ho detto più volte, non sono un grande fan dei metodi tradizionali di studio, ma questo libro di Jay Rubin è davvero ben fatto e non posso non segnalarlo. Il libro è Making Sense of Japanese: What the Textbooks Dont Tell You e ovviamente è in Inglese (ma non è un problema, vero?).
Partiamo dall’unico difetto che ho riscontrato: nel suo libro, Jay Rubin sembra avere un odio per la scrittura giapponese, infatti tutti gli esempi sono scritti in romaji. La logica di questo approccio sta nel fatto che il libro è rivolto sia a principianti che a studenti avanzati e, col romaji, chiunque dovrebbe essere in grado di leggere gli esempi. Peccato però che la difficoltà degli esempi presentati sia elevata. Rubin tende a usare passaggi più o meno lunghi estratti da autori di letteratura come Haruki Murakami, non certo di immediata comprensione per un principiante. Oltretutto, le persone in grado di leggerli presumo possano leggere quantomeno i kana, quindi l’uso del romaji perde di significato (se mai possa averne uno). L’uso del romaji, poi, rende la comprensione difficile anche a chi normalmente autori come Murakami li legge in lingua originale (il sottoscritto).
Detto questo, posso affermare che il contenuto del libro è, come direbbero gli anglofoni, rock solid. Rubin spiega alcuni concetti fondamentali del Giapponese che non vengono mai trattati nei libri di grammatica e che non sempre sono facili da capire.
Devo dire che leggendolo da “studente” avanzato, molte cose mi sono sembrate ovvie. Per questo devo ringraziare il metodo AJATT che mi ha permesso di acquisire un senso della lingua che il semplice studio della grammatica non mi avrebbe permesso di sviluppare. Tuttavia, leggere qual è la logica che c’è dietro tanti sentence pattern che capisco e uso intuitivamente è stato piacevole.
Per un principiante il libro si rivela utile perché aiuta a capire immediatamente il senso di alcune idiosincrasie che si farebbe molta più fatica a capire da soli. Cose del tipo: perché 分かる vuole が? Oppure, quali sono le reali differenze tra ので, から, わけだ ecc.?
Il capitolo che, anche da “studente” avanzato, mi è piaciuto di più è quello relativo alla differenza tra は e が. Chiaramente, al mio livello non ho problemi a distinguere le due particelle e non ho bisogno di una guida per capirne le differenze, ma alcuni spunti di riflessione proposti da Rubin sono davvero interessanti, come il concetto del zero-pronoun-language (che vi invito a scoprire leggendo il libro).
Al contrario di quello che affermano quasi tutti i libri di grammatica, ad un certo punto Rubin afferma che は non esprime mai il soggetto di una frase. In effetti è vero, e dopo aver letto la sua spiegazione ve ne renderete conto (specialmente se non siete proprio agli inizi e istintivamente lo avete già capito).
Insomma, come ogni libro sulla lingua (e non in lingua), la sua utilità è sempre relativa, ma è certamente uno dei pochi libri del genere che mi sento di consigliare. Preciso che non lo consiglio solo a chi inizia ma anche (forse soprattutto) a chi è a un livello intermedio o avanzato.
Per 12 euro, è un investimento fattibile.
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Molto interessante. Lo prenderò sicuramente.
Non sarà facile superare il fastidio del romaji, che, al di là di qualunque presupposto o metodo didattico, mi pare una cazzata.
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