Due ricercatori della Ben-Gurion University e della Bangor University hanno pubblicato un interessante ricerca secondo cui la lingua parlata influenzerebbe il modo di giudicare le altre persone.
Spiegato in parole povere: hanno preso un gruppo di arabi fluenti sia in arabo che in ebraico e hanno fatto dei test in cui dovevano associare dei pensieri negativi a nomi israeliani e pensieri positivi a nomi arabi. Il test è stato svolto in entrambe le lingue e, quando è stato svolto in arabo, la propensione ad associare il negativo all’ebraico è stata molto più marcata.
Avevo già sentito in passato di una ricerca che attribuiva addirittura personalità diverse a seconda della lingua parlata.
Uno dei ricercatori dello studio di cui sto parlando, il prof. Danziger, capace di parlare inglese ed ebraico in maniera fluente, sostiene di avere due attitudini diverse a seconda della lingua che parla. In inglese sarebbe molto più gentile ed educato che in ebraico.
Nel mio caso, in giapponese tendo ad essere molto più aperto e spontaneo, mentre in italiano sono più timido. Ad esempio, in italiano difficilmente faccio i complimenti a una bella ragazza, cosa che mi viene più naturale in giapponese (divento un perfetto cascamorto). In inglese sono un po’ come in italiano ma forse più rude.
Non so fino a che punto, ma devo ammettere che il mio carattere cambia, anche sensibilmente, a seconda della lingua che parlo. E’ come una sorta di doppia personalità, ma molto leggera.
Nel vostro caso? Notate delle differenze di carattere a seconda della lingua che usate o siete sempre gli stessi?
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Non so se la seconda lingua ha dato vita ad una nuova personalità, o se alcuni lati del mio carattere si sono associati meglio ad una lingua piuttosto che ad un altra, ma so per certo che per sia insultare che per fare l’avvocato del diavolo preferisco l’inglese, a seconda del tono anche per le conversazioni spicciole. In italiano tendo ad essere meno scorbutico, ma per certe tipologie di humor finisco per tornare all’inglese. L’inglese per me è anche la lingua dei miei neologismi personali, in italiano mi sento meno creativo in questo senso e finisco per ricorrere a giri di parole se devo esprimere un concetto che manca di un termine appropriato (o di cui lo ignoro).
Penso dipenda molto anche dalle fonti a cui sono stato esposto…
Nessuna differenza, son sempre uguale in qualunque lingua! Però devo dire che non ho ancora avuto occasione di parlare in giapponese con qualcuno…ma nello scritto cerco di esprimermi come se scrivessi in italiano (nel senso alla fine la mia personalità rimane ugualissima XD)