Cosa serve per acquisire una lingua?

by Davide Petilli on November 14, 2008

Chi segue il mio blog ormai saprà che sono un sostenitore dell’”Ipotesi dell’input” del prof. Stephen D. Krashen. Ho potuto verificare la fondatezza di tale teoria sulla mia pelle con l’acquisizione dell’Inglese, che, benché ancora non perfetto, è entrato nel mio cervello praticamente da solo, senza che lo studiassi.

Mi rendo perfettamente conto di aver suscitato stupore e diffidenza quando ho spiegato come funziona il metodo (AJATT) che sto usando per acquisire il Giapponese. In particolar modo, avrà meravigliato la mia ostinazione nel non studiare la grammatica e nel non forzare l’output (non parlare finché le parole non vengono fuori da sole). Tuttavia il metodo che sto utilizzando, pur non essendo “tradizionale”, ha le sue basi scientifiche proprio nell’”Ipotesi dell’input” del prof. Krashen.

Ma veniamo al punto di questo post.

Leggevo un articolo proprio del prof. Krashen in cui viene analizzato un caso di “successo” che conferma le teorie del professore. Non  è l’unico caso, ma trovo questo particolare esempio particolarmente illuminante. L’articolo si chiama What does it take to acquire a language ed ovviamente è in Inglese. Per chi non avesse voglia di leggerlo, lo riassumo brevemente.

Armando è un immigrato messicano negli Stati Uniti da oltre dieci anni. Il suo Inglese è chiaramente di ottimo livello, ma ciò che sorprende è il suo sotenere che il proprio Ebraico sia di gran lunga superiore all’Inglese.

Armando ha lavorato per alcuni anni in un ristorante israeliano e lì ha ascoltato i gestori parlare in Ebraico. Il solo ascoltare passivamente la lingua per circa tre anni, lo ha portato ad essere fluente come un nativo.

Armando all’inizio non ha forzato l’output, conscio di non saper parlare la lingua, si è solo limitato a chiedere il significato delle parole che sentiva e ad intuire il senso delle frasi dal contesto. Non ha nemmeno mai ricevuto spiegazioni di grammatica. Armando infatti sostiene di non consoscere nessuna regola grammaticale dell’Ebraico (che tra l’altro non sa scrivere).

Il prof. Krashen ha deciso di studiare il caso essendo esso una prova “clamorosa” delle sue teorie, quindi ha provveduto a registrare la voce di Armando mentre parlava Ebraico ed ha sottoposto il nastro ad alcuni funzionari dell’ambasciata israeliana negli USA, senza dire loro di cosa si trattasse.

Due dei funzionari hanno chiaramente detto che la voce nel nastro era quella di un nativo israeliano. Gli altri hanno percepito che la voce fosse quella di un non-nativo, ma hanno comunque giudicato il parlato di altissimo livello, quasi-nativo. Una affermazione interessante è stata quella di uno dei funzionari che ha attribuito un accento marocchino alla voce di Armando (che sappiamo essere messicano); affermazione interessante perché i gestori del ristorante in cui Armando ha imparato la lingua sono proprio di origini marocchine.

Il caso mostra chiaramente che l’input da solo può chiaramente portare a risultati impressionanti. Risultati che nello stesso tempo, seguendo un metodo tradizionale, non arriverebbero.

Come dice lo stesso prof. Krashen:

Naturalmente per lui [Armando, ndr] l’Ebraico non è stato comprensibile da subito. Il suo grande traguardo è stato raggiunto con pazienza, avendo egli avuto la volontà di imparare lentamente e gradualmente anche con un lungo periodo di silenzio (o periodo di output ridotto)

Armando ha raggiunto questo risultato in un ambiente “selvaggio”, dove l’input non era a livello n+1 come teorizzato. Il prof. Krashen sostiene che se Armando avesse acquisito la lingua ricevendo l’input in un ambiente controllato (come può esserlo AJATT, immersion environment+SRS), i risultati sarebbero arrivati anche molto prima.

Il prof. Krashen conclude dicendo che si possono ottenere risultanti strabilianti nell’acquisizione di una seconda lingua senza vivere nel paese in cui la si parla e senza un’istruzione formale.

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  1. Essere motivati è fondamentale per l'acquisizione di una seconda lingua
  2. Acquisizione naturale delle lingue e altre teorie

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Claudio Giubrone November 14, 2008 at 13:47

A questa teoria, io aggiungerei che i risultati sono tanto più veloci quanto più la lingua che si studia è vicina a quella natia. In francese riesco a capire il senso di diverse frasi pur non sapendo quasi nulla di grammatica (lo studio delle lingue all'università è inutile visto che di danno poco più di un mese) e non conoscendo neppure un vocabolo (ma mi aiutano gli anni di studio alle medie); così, quando a Gennaio inizierò l'immersion environment, se sarò soddisfatto dell'inglese, sono sicuro che i risultati non tarderanno ad arrivare.
Una prova di questa mia considerazione viene anche dal Nosrk Experiment che è stato possibile soprattutto perché il norvegese (così dice il tizio del progetto) è molto simile per grammatica all'inglese e anche la conoscenza del tedesco ha aiutato.
Lo dimostra il fatto che i cinesi fanno meno fatica a studiare il giapponese (tanto i kanji li conoscono già).

Bisogna però vedere l'attitudine del soggetto alla lingua. Se non si è predisposti emotivamente a una lingua, l'immersion environment può essere traumatico e precludere ogni possibilità d'apprendimento: siamo circondati dalla lingua, ma non vogliamo apprenderla.

Minore è la passione e più dovrebbe essere graduale il processo. Prima iniziare leggendo nella lingua natia siti che parlano del paese e della lingua, studiarsi qualche regola grammaticale per farsi un'idea di ciò che si ha a che fare, e infine studiare per davvero, se si è convinti di voler imparare la lingua (imparare, non studiare).

Infine bisogna anche vedere la disponibilità di materiale. Costruirsi un'ambiente permeato dalla lingua che si apprende è facilissimo per l'inglese e il giapponese, ma per le altre lingue bisogna cercare un po' di più.

http://how-to-learn-any-language.com/forum/forum_posts.asp?TID=6241&PN=1&TPN=1

Questo è un forum dedicato alle lingue e nel topic che ti ho linkato c'è un'elenco di audiobook che puoi trovare su internet, gratis e legalmente, con il testo a disposizione.

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歩夢 November 14, 2008 at 14:48

Ovviamente più simile alla lingua madre è la lingua che si vuole imparare e più rapidi sono i progressi. E’ altrettanto chiaro che alcune culture producano più entertainment di altre, vedi Giappone e USA.
In ogni caso, però, si presume che se si vuole imparare una lingua, si abbia un certo interesse per la cultura sottostante. A meno che lo studio di una lingua non ti venga imposto, troverai sempre qualcosa che ti interessa per costruire un immersion environment.
Un caso estremo può essere il Latino o il Greco antico. Se non te ne frega niente delle letture classiche, studiare il tali lingue potrebbe essere una tortura. Ma se non ti interessano i classici perché mai dovresti studiare il Latino? Perché te lo impongono. Allora concordo che lo studio della lingua non è più un piacere.
Ma qui parlamo dell’acquisizione delle lingue da autodidatta. Se una persona decide di acquisire una lingua da sola, è quasi certo che abbia un interesse nella cultura sottostante la lingua.

Del resto la motivazione è un elemento fondamentale della teoria dell’input. Krashen pone l’accento sul fatto che principalmente bisogna provare interesse per il contenuto di ciò che si prende come input. Ha dimostrato che se non c’è interesse, l’ipotesi non funziona. Ed è per questo che Khatzumoto raccomanda come elemento principale del metodo il divertimento. Se ti annoi, fai qualcosaltro.

Grazie per il link. Conosco bene quel forum, l’ho letto in lungo e in largo :) Ho già utilizzato diversi audiobook della lista. :)

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Claudio Giubrone November 14, 2008 at 14:59

Ne ero quasi sicuro che conoscessi già quel forum, ma era meglio non rischiare. Da quel forum mi sono salvato alcune discussioni sul francese che userò una volta fatti progressi con l’inglese.

Reply

hagakure June 23, 2010 at 14:45

Ciao Passogno.
ho deciso di mettere alla prova il tuo metodo. La lingua sarà il coreano. tu mi dici cosa fare e io lo faccio. penso dovresti avere la mia mail, visto che lascio il post. altrimenti dimmi come fare. se avessi facebook, non sarebbe male.
ci stai? io mi propongo come cavia. :)

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歩夢 June 25, 2010 at 15:02

Non credo sia necessario fare una guida passo passo. Leggiti il blog di AJATT e sperimenta. Sostanzialmente, immergiti nella lingua e assorbila come fossi un bambino. Fai ciò che ti piace nella tua lingua target e non studiarla.

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